Ho incontrato Babbo Natale

A metà novembre è presto per incontrare Babbo Natale. A metà ottobre, lo è ancora di più. Eppure la prima volta che ho visto Babbo Natale quest’anno è stato verso la metà di ottobre. In una placida e quasi primaverile mattinata ottobrina, l’ho visto che risaliva una scala di corda attaccata a un cipresso. All’inizio pensavo di essermi sbagliata. Ero in auto, guidavo, stavo attenta a non raddrizzare la curva su cui svetta il suddetto cipresso e quindi la mia attenzione era sulla curva, non propriamente sul cipresso. Ho fatto due conti e mi sono detta “No, a metà ottobre è troppo presto per Babbo Natale. Non hanno nemmeno iniziato con la pubblicità del Pandoro o del Panettone che, se le anticipano un altro po’ le mandano insieme ai gelati dell’estate”

La mattina seguente, stesso percorso e più o meno stessa ora, arrivata alla curva ho guardato bene il tronco del cipresso. Ed era lì. Impegnato in una suppongo faticosa arrampicata sulla corda, Babbo Natale scalava ancora l’albero, tenendo stretta con una mano la sua piccola gerla piena di ancor più piccoli regali. Ho sorriso. Se qualcuno si prende la briga di attaccare una miniatura di Babbo Natale su un cipresso in una strada di campagna a due mesi e passa da Natale, vuol dire che nel mondo c’è voglia di bene. Di bontà, di piccoli, benefici sogni, di quel positivo che Babbo Natale porta con sé, anche se non ci si crede più o non si è mai creduto alla sua magia. Da quel giorno di metà ottobre, ho guardato tutte le mattine Babbo Natale arrampicarsi sul cipresso e ho accettato con gioia il piccolo, inestimabile dono di un sorriso interiore al pensiero di chi lo aveva messo lì forse senza scopo o forse proprio per regalare un apostrofo di serenità agli automobilisti, e sono tanti, che come me percorrono quella strada in mezzo alla campagna.

Ieri mattina, la svolta imprevista di questa che ormai è a tutti gli effetti una storia di Natale. Di questo Natale che si annuncia come il più strano e impossibile degli ultimi decenni, forse il più terribile dal 1945. Nella notte è arrivato un altro Babbo Natale. Anche lui in arrampicata sul tronco del cipresso accanto al primo, gravato della sua piccola gerla di doni. Una risposta al tacito invito del primo a non abbandonare la speranza che usciremo da questa pandemia, che il dolore, la paura, l’ansia finiranno e torneremo a sorridere ? Non ne ho le prove, nessuna evidenza che sia così, ma io ci credo. Io ci credo a Babbo Natale.

Eccoli qua, Babbi Natale in arrampicata sui cipressi

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